Il Sistema Preventivo
Don Bosco fu essenzialmente un uomo di azione. Per molti anni i suoi collaboratori
insistettero perché mettesse per iscritto le sue idee pedagogiche e solo nel 1877,
a malincuore, don Bosco scrisse sette paginette dal titolo: “Il sistema preventivo
nella educazione della gioventù”.
La sua azione si svolge nel cuore di quello che
fu definito “il secolo pedagogico”: certamente non si può collocare accanto ai grandi
teorici della pedagogia (Comenio, Pestalozzi, Montessori, Rousseau, Froebel), tuttavia
meraviglia il fatto che la sua fama e i suoi metodi abbiano superato le tradizioni
confessionali e nazionali, per essere accolti con simpatia e positivi apprezzamenti
anche in ambienti non cristiani, in tutto il mondo.
Già nel 1884, Don Bosco esortava
a rivolgere ogni studio ed ogni sforzo al fine di introdurre e praticare il “Sistema
Preventivo”, poiché i vantaggi che ne derivano sono incalcolabili per la salute
delle anime. Conoscendo anche sommariamente l’operato di Don Bosco, colpisce innanzitutto
il vitale legame con la gioventù, la sua appassionata missione verso i giovani,
appunto. La gioventù è insostituibile nella vita di Don Bosco: proprio il servizio
verso di essa lo fa proclamare “padre e maestro della gioventù”. La passione di
Don Bosco verso la gioventù coincide con la sua stessa vita. Egli scrive: ”Lo scopo
cui miriamo […] è la civile istruzione, la morale educazione della gioventù […]
per sottrarla all’ozio, al mal fare, al disonore e forse anche alla prigione, ecco
a che mira la nostra opera”. Il suo metodo educativo, quindi, non è solo frutto
della sua geniale personalità, ma anche del suo cuore generoso, della sua ricca
esperienza. La prospettiva per capire il Sistema Preventivo è quella di guardare
a Don Bosco come ad un inviato di Dio. Il Sistema Preventivo è un vero programma
di vita per Don Bosco, che si appoggia tutto sopra la ragione, la religione e l’amorevolezza,
che sono gli elementi educativi fondamentali. Questi si articolano poi in mezzi
e metodi che si esprimono nello spirito e nello stile della “famiglia”, in un clima
serio ed impegnato, sempre temperato dalla spontaneità, dalla gioia, dall’attività
individuale e di gruppo, protetta e promossa dalla presenza continua degli educatori,
dalla loro assistenza. L’educatore è come il Buon Pastore, che conosce le sue pecorelle,
le chiama per nome, si fa ascoltare da esse, le raccoglie e le conduce, cerca quelle
in difficoltà e le difende. Al centro del Sistema Preventivo sta, quindi, l’eccezionale
ed umanissima carica di bontà educativa di Don Bosco, che si concretizza nel suo
amore concreto verso i ragazzi: un amore che sa farsi amare, che suscita amore,
che libera e salva. Ciò conduce ad una formazione che consente di diventare “onesto
cittadino nella civile società, buon cristiano nella Chiesa e un giorno fortunato
abitatore del Cielo”.
L’ideale del buon cristiano e dell’onesto cittadino rimarrà sempre la meta dell’impianto
metodologico di Don Bosco, nella molteplicità dei contenuti, dei processi e dei
mezzi educativi. Se da una parte si richiede all’educatore serietà di impegno, dall’altra
egli deve operare in un clima d’amore. Il punto d’incontro delle dinamiche educative
si trova nel concetto della comunità-famiglia. Gli educatori, infatti, come padri
amorosi devono parlare ai giovani, dare consigli e correggere amorevolmente. “Fate
conto che quanto io sono, sono tutto per voi, giorno e notte, mattino e sera, in
qualunque momento. Io non ho altra mira che di procurare un vostro vantaggio morale,
intellettuale e fisico. Ma per riuscire in questo ho bisogno del vostro aiuto. Io
non voglio che mi consideriate tanto come vostro superiore quanto come vostro amico”.
Espressione dell'amorevolezza e dello spirito di famiglia è, dunque, la gioia, che
però è frutto di religiosità interiore e spontanea. Don Bosco comprende l’esigenza
più profonda del giovane è la gioia, la libertà, il gioco; d’altra parte è convinto
che il cristianesimo sia la più sicura fonte di felicità. Creava perciò un ambiente
ricco e vario, ma denso di spiritualità. Diceva: ”Ricordatevi che l’educazione è
cosa di cuore e che Dio solo ne è il padrone. In ogni giovane, anche il più disgraziato
havvi un punto accessibile al bene; dovere primo dell’educatore è cercare questo
punto, questa corda sensibile e trarne profitto”. Don Bosco affascina i ragazzi
che si sentono trascinati ad essere come lui. “L’educazione è cosa di cuore: tutto
il lavoro parte da qui, e se il cuore non c’è, il lavoro è difficile e l’esito è
incerto. Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere
amati”. Gli educatori di Don Bosco, quindi, devono amare ciò che piace ai giovani:
in questo modo i giovani ameranno ciò che piace ai superiori. Bisogna che si rompa
la barriera della diffidenza, perché senza familiarità non vi può essere confidenza
e quindi educazione. L’amorevolezza si esterna “in parole, atti e perfino nell’espressione
degli occhi e del volto”. Per guadagnarsi il cuore dei giovane bisogna presentarsi
davanti a loro con l’autorevolezza della persona che è credibile, che ispira fiducia,
che suscita corrispondenza d’amore. Persino nella punizione il giovane deve percepire
il linguaggio del cuore, che deve avere equilibrio, tratto umano, sensibilità, comunicatività.
Il metodo di Don Bosco richiede, quindi, massima attenzione alla sensibilità giovanile
e alle sue esigenze e potenzialità.
Il Sistema Preventivo richiede, infine, sforzo metodico di presenza personale e
amichevole tra i giovani, che stimola, guida la maturazione del giovane: una presenza
capace di diventare coinvolgimento educativo. L’educatore deve presentarsi senza
maschere, per quello che è, amico tra amici. L’autenticità interiore,la congruenza
tra la nostra esperienza e il messaggio da comunicare non potrà mai tradire. L’educatore
nel condividere la vita dei giovani deve essere pronto ad affrontare ogni fatica.
Da tutto ciò scaturisce la ricchezza e la bellezza del Sistema Preventivo, attuale
e vivo più che mai davanti alle emergenze educative e alle nuove sfide del terzo
millennio.
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